giovedì 13 giugno 2013

CARTA D'INTENTI ''CAMPAGNA 365 GIORNI NO'' CONTRO LA VIOLENZA

Durante il Consiglio Comunale di lunedì scorso è stata approvata all'unanimità l'adesione alla Campagna 365 GIORNI NO alla violenza contro le donne, un’iniziativa promossa dalla Città di Torino e patrocinata dall'Anci. La Campagna è rivolta in modo particolare agli uomini e intende prendere avvio dalle istituzioni, coinvolgendo in prima persona Sindaci e Sindache invitandoli/e a diventare testimonial e a chiedere ai concittadini/e di divenire a loro volta testimonial, con una presa di posizione chiara e forte contro ogni forma di violenza contro le donne, ogni giorno dell’anno.
Ho voluto portare in Conferenza di capigruppo questa proposta, così che fosse tutto il Consiglio, non solo la Giunta, sensibilizzato all'importanza di attivarsi, ciascuno nel proprio ruolo su un tema così delicato e sensibile. In una comunità come la nostra è diffcile quantificare il fenomeno, il sommerso. Per questo è importante che si attivino tutte le iniziative locali possibii, a partire dal sostegno a quelle di sensibilizzazione e informazione nelle scuole e nei luoghi frequentati da ragazzi e ragazze.
La Campagna è stata lanciata il 25 novembre 2012 in concomitanza con la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne (istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999).
L’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani – condividendo appieno gli obiettivi della campagna, invita i Comuni ad aderire alla Campagna “365 giorni NO” ed il Comune di San Sperate ha aderito appunto con delibera di Consiglio n. 25 del 10.6.13 che si può scaricare QUI.
Durante la discussione, l’Assessore Germana Cocco, che ha la delega alle Pari Opportunità, ha voluto confermare l’impegno di promuovere ogni iniziativa locale contro questa forma di violenza volendo anche coinvolgere l’intera cittadina; Antonio Paulis, ha sottolineato che gli avrebbe fatto piacere, come uomo, essere il promotore dell’iniziativa, e che trova sconvolgente che ancora oggi, nel 2013, si verifichino episodi di tal genere. Infine ha proposto anche che fossero destinate specifiche risorse finanziarie per promuovere, sviluppare e radicare una diversa cultura; il Sindaco, condividendo in pieno quanto affermato da Paulis, ha evidenziato che talvolta il carico degli adempimenti quotidiani fa dimenticare iniziative così importanti, auspicando, anche per il futuro, la collaborazione di ogni Amministratore che porti avanti proposte così rilevanti.


CARTA D'INTENTI ''CAMPAGNA 365 GIORNI NO'' CONTRO LA VIOLENZA


CARTA D’INTENTI
CAMPAGNA 365 GIORNI NO”

La violenza contro le donne ha assunto proporzioni così allarmanti da richiedere di essere posta tra le priorità delle agende politiche di Comuni.
Per questo la Città di Torino ha lanciato la Campagna 365 giorni NO alla violenza contro le donne.
La Campagna è rivolta in modo particolare agli uomini e intende prendere avvio dalle istituzioni, coinvolgendo in prima persona Sindaci e Sindache invitandoli/e a diventare testimonial e a chiedere ai concittadini/e di divenire a loro volta testimonial, con una presa di posizione chiara e forte contro ogni forma di violenza contro le donne, ogni giorno dell’anno.
La Campagna è stata lanciata il 25 novembre 2012 in concomitanza con la Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne (istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999).
L’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani – condividendo appieno gli obiettivi della campagna, invita i Comuni ad aderire alla Campagna “365 giorni NO”
Con l’adesione alla “CAMPAGNA 365 GIORNI NO”
i Comuni sottoscrittori si impegnano a:
1. Promuovere, anche in collaborazione con altri enti ed istituzioni e con la società civile, azioni ed iniziative volte a prevenire ogni forma di violenza contro le donne e a rimuovere le cause che possono portare ad agire e a subire violenza.
2. Istituire e sostenere reti che coinvolgano il più ampio numero di enti, istituzioni, servizi e associazioni, per individuare modalità di intervento coordinate e condivise per prevenire le violenze contro le donne e per offrire aiuti concreti alle donne vittime di violenza.
3. Impegnarsi affinché sul proprio territorio siano operativi Centri Antiviolenza e Case Rifugio per donne vittime di violenza, avvalendosi anche della collaborazione e del sostegno di altri enti e associazioni.
4. Realizzare progetti volti alla diffusione di una cultura dei diritti fondamentali e della non discriminazione di genere.
5. Promuovere e sostenere iniziative di sensibilizzazione e informazione nelle scuole e nei luoghi frequentati da ragazzi e ragazze.
6. Sostenere le associazioni e gli organismi impegnati a prevenire e contrastare violenza contro le donne
7. Promuovere e sostenere progetti volti al recupero degli uomini maltrattanti, per incoraggiarli ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, per prevenire nuove violenze e modificare i modelli comportamentali violenti.
8. Organizzare, anche attraverso il coinvolgimento degli organismi di parità, corsi di informazione e sensibilizzazione, rivolti ai dipendenti e alle dipendenti e agli amministratori e amministratrici del proprio Comune.
9. Inserire nei propri Regolamenti procedure che vietino l’utilizzo, anche da parte di soggetti privati, di messaggi pubblicitari che contengano immagini o frasi che offendono le donne o che istighino alla violenza contro le donne.
10. Promuovere e diffondere la “CAMPAGNA 365 NO” divenendone testimonial in prima persona come Sindaci/che e invitando i propri concittadini/e a divenire anch’essi/e testimonial della Campagna, con una presa di posizione chiara e forte contro ogni forma di violenza contro le donne.


martedì 23 aprile 2013

Risposta all'Interrogazione sulle Associazioni e strutture sportive

Pubblichiamo la risposta dell'Assessore Anedda alla nostra interrogazione sulle associazioni e strutture sportive.

È fatta d’obbligo una premessa.
Sarà bene ricordare, infatti, a puro titolo di chiarimento, che “l’animato dibattito” citato
nell’interrogazione è avvenuto a seguito di varie affermazioni apparse sui social network
con sigla della società Atletica quattro Mori, in cui si accusa l’amministrazione Comunale
di “clientelismo” (non specificando peraltro nei confronti di chi) e “di non voler accettare
l’esistenza della società suddetta”. A queste diffamazioni gratuite si è poi sommata la
grave dichiarazione rilasciata da parte di un socio dirigente della società Atletica quattro
Mori a un periodico on-line, in cui si affermava che il sindaco Enrico Collu e il sottoscritto
avevano negato le strutture Comunali alla stessa società.
Accuse e dichiarazioni assolutamente immotivate che, benché non confermate
verbalmente sia dal presidente che dal vicepresidente della società, essendo state rese
pubbliche, comportano l’assoluta necessità di fornire un chiarimento, in quanto lesive
dell’operato dell’amministrazione che, peraltro, è stato assolutamente corretto.

giovedì 4 aprile 2013

SAN SPERATE. Posti di responsabilità amministrativa affidati alle funzionarie

Da L'Unione sarda di oggi.

SAN SPERATE. Posti di responsabilità amministrativa affidati alle funzionarie

La riscossa delle donne

Non quote rosa ma pari opportunità in Municipio

Non quote rosa ma pari opportunità. Lo dicono i nuovi nomi e i numeri dell'organico municipale. È stata una delibera appena firmata a decretare che i vertici amministrativi della macchina comunale saranno da questo mese tutti guidati da donne. Stefania Mameli è a capo del settore tecnico, Maria Grazia Pisano di quello contabile e del personale, Iride Atzori del sociale e degli affari generali e Iose Simbula del settore vigilanza e demografico.
Una scelta del sindaco Enrico Collu, quella di dare la nomina alle quattro responsabili. E in queste settimane, in cui si sta parlando tanto dei dieci saggi, tutti uomini, scelti dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le nomine di San Sperate vanno invece controcorrente. Anzi, sembrano seguire uno dei paesi europei dove si sta superando meglio la crisi economica, la Finlandia, proprio grazie al fatto che la presenza delle donne sia in politica che nei ruoli di responsabilità fa, evidentemente, la differenza.
IN PAESE
A San Sperate la dominanza delle donne non è solo prerogativa del settore burocratico. La segretaria comunale, sempre su nomina del sindaco, è Maria Benedetta Fadda. Preceduta a sua volta da un'altra donna, Antonella Marcello ora segretaria a Quartucciu.
IN CONSIGLIO
E anche in politica i ruoli decisionali sono ricoperti da figure femminili. Stefania Spiga del Pd, è il capogruppo dell'opposizione

mercoledì 13 marzo 2013

SAN SPERATE: Interrogazione sulle Associazioni e strutture sportive

Al Sindaco

Al'Assessore allo Sport

I sottoscritti Consiglieri comunali:

Nelle scorse settimane si è animato un dibattito sulle modalità di associazione sportiva nel nostro paese e di gestione degli impianti sportivi, in particolare con riferimento ai problemi sorti alla nascita della ASD Atletica 4 Mori.

Nell'ordinamento giuridico italiano, la libertà di associazione è un diritto sancito all'art 18 della Costituzione Italiana, nel quale si stabilisce che l'associazione è una delle forme aggregative riconosciute dalla legge, che ne tutela la libertà costitutiva e le forme di attività.

San Sperate è storicamente centro di eccellenze sportive e vanta una pluralità di discipline che assolvono il ruolo di presidio sociale per il territorio. È importante sottolineare e valorizzare che le società sportive nonostante le difficoltà dettate dalla crisi, continuano a svolgere le loro attività con costanza e anzi, proprio nel nostro paese abbiamo registrato negli ultimi anni un incremento di iscritti nelle varie discipline con particolare crescita per alcune attività come appunto l'atletica.

Si ritengono non condivisibili, né comprensibili le affermazioni comparse sulla pagina Facebook “Comune di San Sperate” a firma del Sindaco che recitano: “il Sindaco fa notare che potrebbe essere controproducente avere in paese due società per la stessa disciplina sportiva, comunque rispetta le decisioni prese e ne prende atto.”, anche in virtù del fatto che risultano, per esempio, altre discipline sportive per le quali sono diverse le associazioni a promuoverle.

Ritenendo invece di fondamentale importanza per il nostro Comune, per la coesione sociale, le famiglie in genere il ruolo svolto dalle associazioni e società sportive, alle prese con la crisi economica e grandi cambiamenti organizzativi dovuti all’andamento demografico e a nuovi stili di vita,

Si chiede

  • di conoscere il numero delle strutture a disposizione di tutte le società sportive, nonché i tempi di fruizione in capo alle singole società;
  • se non ritengano opportuno ideare attraverso il sito internet istituzionale una pagina dedicata alle società sportive, con i contatti dei dirigenti, gli orari degli allenamenti, le modalità di iscrizione;
  • come l'Amministrazione intenda rispondere alle difficoltà incontrate dalle associazioni e dai gruppi sportivi, se siano allo studio nuove iniziative, come convegni o manifestazioni, di concerto con le associazioni sportive, per prevenire, contrastare e aiutare sia le famiglie, che le associazioni nell'incontro tra domanda e offerta, e quali siano gli esiti dei recenti incontri promossi dall'Assessore allo Sport;
  • se la situazione economica generale del nostro Comune possa mettere a rischio le politiche per lo sport e il benessere adottate negli ultimi anni;
  • si ritiene inoltre che alcune strutture abbiano la necessità di aggiornare i servizi in base alle nuove richieste dei cittadini, in questi casi sarebbe utile sapere se l’amministrazione comunale stia valutando eventuali piani riorganizzativi e come e in che tempi intenda gestirli.


STEFANIA SPIGA
PIERLUIGI COLLU
ANTONIO PAULIS

MONICA SALIS

Zona Franca a San Sperate? Una bugia. la nostra posizione.

Articolo US sulla zona franca del 1988
Nel Consiglio Comunale di lunedì 11 Marzo, il primo punto all’ordine del giorno (diventato poi secondo) era quello dell'ADESIONE ALL’ISTITUZIONE DELLA ZONA FRANCA.
Il Sindaco, dopo aver dato lettura del testo della delibera sulla Zona Franca (LO TROVATE QUI), ha voluto fare alcune precisazioni ai cittadini: ovvero che nessuna zona franca sarebbe sorta a San Sperate, nessuna coda ai distributori di benzina si sarebbe dovuta creare. Ha sottolineato la confusione generale sul tema e ha ribadito che il testo proposto al Consiglio era stato adattato frettolosamente da un format generale proposto dall’Anci Sardegna, su cui però egli stesso non aveva avuto modo di fare gli opportuni approfondimenti. Anzi, ha definito la materia talmente complicata che, forse preso dalla fretta, ha ritenuto comunque di proporre al Consiglio una delibera, pur senza verificare tutti i passaggi del testo stesso. Si è soffermato per esempio, sul passaggio sulla dichiarazione di Laeken, che a differenza del Presidente (non so quale, se dell’Anci o chi), lui non l’avrebbe inserito...

Rilevate queste perplessità da parte del primo cittadino e’ stata aperta comunque la discussione.

Nel mio intervento ho voluto ribadire un presupposto: bisogna chiarirci una volta per tutte, di quale zona franca stiamo parlando.

Nel testo che ci è stato proposto si parla indistintamente e forse facendo anche troppa confusione di

  • zona franca nel territorio comunale di San Sperate;
  • di Punti Franchi nell'isola;
  • di Zone franche e anche di Zona Franca;
  • ancora: di zone franche nei porti di Cagliari, Olbia oristano Porto Torres, Portovesme e Arbatax;

Nel dispositivo si sarebbe voluto deliberare con altrettanta confusione:

  • la zona franca nel porto di Cagliari;
  • un impegno per la zona franca fiscale nel Comune di San Sperate o complessivamente nell'ambito territoriale del Porto di Cagliari e Oristano;
  • un mandato al Sindaco e alla Giunta per perseguire l'obbiettivo dell'istituzione della Zona Franca Fiscale in tutta la Sardegna.


Difficile quindi affrontare un tema, se già nel testo non è per nulla chiaro quale sia il tema.


Infatti, esistono diverse forme di Zone Franche le cui definizioni e ambiti sono chiariti per esempio nella: Convenzione Internazionale di Kyoto del '73; nell’Ordinamento dell’Unione Europea, dunque le legislazioni degli Stati membri; nel Testo Unico delle Leggi Doganali italiane, ovvero le uniche Zone franche italiane, previste per la Valle d’Aosta e per la Provincia di Gorizia, le zone di Livigno, Campione d’Italia, lago di Lugano, Ponte Tresa e Porto Ceresio.
Tra l'altro, la Valle d’Aosta che, a differenza della Sardegna con i punti franchi, ha nel proprio Statuto la possibilità di arrivare alla zona franca regionale vi ha rinunciato: in cambio ha ottenuto una serie di vantaggi che ne hanno fatto una delle regioni più assistite d’Italia.

Una questione di non poco conto, anzi fondamentale, è il fatto che l’articolo 12 dello Statuto regionale sardo, citato nella delibera comunale al punto 4, disciplina esclusivamente la zona franca doganale: NON QUINDI LA ZONA FRANCA INTEGRALE.


Di tutti i trattati, DPR, regolamenti, leggi regionali, dichiarazioni, sentenze ecc messi in fila in un unico calderone, bisogna sottolineare che le zone franche per i porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax sono già state definite dal Governo Prodi nella finanziaria del 2008, ma che ad oggi non sono ancora operative e che come accennato al punto 11 della delibera, nulla è stato fatto in 4 anni di Governo dalla Giunta Cappellacci, affinché appunto la Regione, che ha esclusiva competenza, provedesse alla loro delimitazione, che poi deve essere trasmessa al Governo che infine adotta il relativo decreto.

Ho avuto modo di sottolineare, tra gli altri, l'intervento dell'economista Gianfranco Sabattini di domenica su La Nuova Sardegna che semplifica anche il  lavoro di ricostruzione e di cui consiglio lettura.

Ci sono poi delle considerazioni di tipo economico, su cui ho più dubbi che certezze e sulle quali ho chiesto al Sindaco e alla maggioranza di avere risposte.
Non invento io, ma i contributi di politici ed economisti sardi dalla europarlamentare Francesca Barracciu e Renato Soru, passando per Manichedda, che si susseguono in questi mesi, sono valido aiuto per la riflessione: hanno infatti evidenziato come manchino i presupposti economici, oltre quelli giuridici fondamentali, alla realizzazione di una zona franca sull'intero territorio regionale.
Lo Stato restituisce alla nostra Regione che gode di Statuto Speciale, il 90% dell’iva riscossa nel territorio sardo e il 75% delle accise. Soldi con cui la Regione paga la sanità, il trasporto pubblico, i servizi sociali, il fondo unico trasferito ai comuni.

Non si tratta quindi di essere contrari o favorevoli alla Zona Franca, una volta chiariti su cosa intendiamo per ZF, ma abbiamo il dovere di non prendere in giro i cittadini, approfondire le questioni e capire quali devono essere le strade da percorrere, nonché prima capire due cose: se si può fare - e la strada scelta dalla Giunta regionale NON è percorribile - e poi se conviene, se possiamo quindi rinunciare ai due miliardi e mezzo di entrate.

Purtroppo quella delibera comunale così come è stata formulata di fatto non avrebbe prodotto nessuna ricaduta pratica positiva, né ci avrebbe consentito di fare un passo avanti. Ha fatto bene il Sindaco quindi a tornare indietro sui propri passi e a proporre un tavolo di lavoro allargato alla minoranza.

Detto questo, penso che si debba lavorare a collaborare e unire e per questo ho chiesto al Consiglio di non proseguire neppure con il tentativo approssimativo di apporre dei correttivi ad una delibera comunale illeggibile, ma di stralciare il punto sulla Zona Franca dall’ordine del giorno, preannunciando altrimenti il mio voto contrario, e di presentare una mozione davvero politica, ma unitaria tra minoranza e maggioranza.
La base del ragionamento potrebbe essere il discorso che attiene la fiscalità di vantaggio, con le dovute differenze tra comuni e comuni, valorizzando davvero la nostra realtà sansperatina (un obrobrio dover leggere di una realtà industriale sansperatina che non esiste!) e adoperandoci seriamente e in maniera unita per gli artigiani, gli agricoltori e le piccole imprese. Sul modello di quanto è stato attuato per L’Aquila.

Zona Franca: l'articolo su L'Unione Sarda di oggi

SAN SPERATE. Il Pd: «Prima di decidere dobbiamo essere informati»

«Idee chiare per votare»

Nulla di fatto in aula sull'istituzione della zona franca

L'istituzione della zona franca è ferma al palo. Lunedì sera, la seduta straordinaria si è conclusa con un nulla di fatto. L'opposizione non ha votato il punto all'ordine del giorno. «Riteniamo che prima di votare l'istituzione della zona franca, dobbiamo essere informati bene noi ma anche i cittadini su cosa significhi esattamente», dice la capogruppo del Pd Stefania Spiga. «Siamo riusciti ad ottenere un incontro per poter valutare ciò che è bene per il paese». E il sindaco Enrico Collu, alla fine del dibattito, ha deciso di rimandare la discussione sulla zona franca al prossimo consiglio comunale. «Abbiamo accolto le richieste dell'opposizione, istituiremo un tavolo di confronto, composto da tutto il consiglio. Daremo vita ad un documento condiviso. Stiamo valutando anche la possibilità di invitare anche i rappresentanti del comitato sullo sviluppo sostenibile di San Sperate». Il Pd ha già le idee chiare su quali argomenti aggiungere alle indicazioni dell'Associazione nazionale comuni d'Italia per la zona franca. «Il documento che realizzeremo tutti insieme deve rispondere chiaramente ad una politica di sostegno alle imprese e agli artigiani, valutando la possibilità di usufruire di sgravi fiscali a sostegno del lavoro. È necessario agevolare e sostenere la realtà produttiva di San Sperate», spiega Stefania Spiga del Pd.
Maura Pibiri